Tintura Naturale di VIACALIMALA

Tintura Naturale di VIACALIMALA
01 Feb 2016

Come sono arrivata ad appassionarmi alla tintura naturale?

È stata una chiamata, nel vero senso della parola.

Un giorno mi chiama un’amica di Arezzo chiedendomi se sapevo come si usavano i colori naturali, io le risposi che ne avevo letto i nomi nei Libri d’arte ma in realtà non avevo mai approfondito che cosa significassero “Rosso di Robbia”, “Blu Indaco”, “Giallo zafferano” o “Rosso Pompeiano”.

Così per curiosità sono partita per la Toscana e ho seguito per circa due anni tutto l’iter della produzione della pianta di Isactis Tintorea, dalla coltivazione all’estrazione. Il passo successivo, del tutto spontaneo, è stato quello di pormi la domanda: e poi come si tinge? Cercando di approfondire l’argomento, ho iniziato a sperimentare tingendo da autodidatta, poi frequentando brevi seminari in giro per l’Italia. Era il 2000, e si incominciava a sentire parlare di tinture naturali soprattutto nell’ambito delle persone  che tessevano con telai artigianali.

Bisogna premettere che nei corsi dimostrativi ti insegnano a tingere piccole quantità di filato, ma poi se tingi delle quantità superiori, non sempre ottieni un risultato uguale.Ho iniziato cercando ricette di tintura in libri ormai introvabili e custoditi in musei d’arte antica o del costume.

Così dopo diverso tempo, avendo acquisito padronanza della tecnica di tintura e tessitura, ho deciso nel 2006 di aprire uno spazio laboratorio, per far conoscere a un pubblico più vasto, non solo ai frequentatori dei vari mercatini locali, la bellezza cromatica che si può ottenere da una tintura naturale.

Quando sono concentrata a controllare la temperatura di un bagno di colore, mi sento un po’ strega e la fantasia corre a tempi lontani quando la popolazione era rigidamente divisa in classi, e tali classi si distinguevano anche dal tipo di colori che indossavano. Infatti i contadini, i pastori, cioè le classi meno abbienti, portavano vesti con i colori della terra, i marroni e i verdi per essere precisi, poiché a quei tempi tutte le famiglie contadine avevano un telaio in casa e i tessuti venivano tinti con piante che si trovano spontanee nei campi o che si usano per insaporire gli alimenti, tipo salvia o origano, e anche piante mediche, come l’iperico, l’achillea, l’arnica per fare degli esempi.

Invece le classi nobili che potevano permettersi di comprare i tessuti  dalle tessitrici, si facevano tingere le vesti dagli “artigiani tintori” di blu indaco, pianta spontanea nei paesi molto caldi come l’Egitto, o color porpora, tintura estratta dalla ghiandola del Murice, un mollusco oggi quasi estinto perché molto sfruttato in epoca Romana quando veniva usato per tingere le bande delle toghe (in seguito venne sostituito dalla cocciniglia proveniente dal Messico), o di giallo sole, così chiamato appunto dal Re Sole, Luigi XIV re di Francia, e ricavato dalla Reseda Luteola, pianta spontanea in Francia.

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Mi fermo qui, perché questa non vuole essere una lezione di tintura naturale, (magari più avanti se ne potrà riparlare) ma la storia della mia esperienza personale che da hobby sono riuscita a trasformare in una professione, una professione fatta di studio, di sperimentazione, perché ogni tintura è una magia: per quanto io cerchi di governare la tecnica, il risultato finale è sempre un po’ un mistero, le variabili in un bagno di tintura sono molte, e le piante che si usano sono in balia del clima. Per fare un esempio, basta che nella stagione di raccolta abbia piovuto di più dell’anno precedente e il colore risulterà meno intenso.

Per questo nella primavera 2012 con l’aiuto dei guardia parco dei “Parchi Alpi Cozie”, dopo la raccolta di piante spontanee di montagna come iperico, artemisia, salvia selvatica, origano di montagna, ortica per fare degli esempi, ripetuta a distanza di settimane, e prove di tintura, ho preparato tanti campioncini della stessa pianta ottenendo colori diversi. È stata una bella esperienza, da cui ho tratto argomento per dei workshop  dimostrativi nell’estate.

Ormai sono passati quindici anni da quella famosa telefonata, e ogni giorno scopro ancora nuovi colori creando sfumature dalle molteplici vibrazioni, cosa che con i coloranti di sintesi è impossibile da ottenere. Anche le multinazionali del tessile in questi ultimi anni hanno iniziato a convertire alcune linee di produzione con questa antica tecnica, perché bisogna tenere presente che oltretutto è anche più ecologica, non solo dal punto di vista del consumatore finale ma anche per quanto riguarda lo smaltimento dei residui di lavorazione.

E allora se sono riuscita a incuriosirvi un po’ vi aspetto, per intraprendere un cammino a tutto colore.

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Margherita Bratti

Commenti

  1. Colucci Lina Dice: marzo 21, 2016 at 9:09 am

    Sono molto interessata alle lane tinte a mano con colori naturali, come possiamo sentirci? Anche io faccio dei lavori particolari “Dipinti ad ago” e i miei colori sono le lane molto fini e i fili d’oro e d’argento e vorrei trovare delle tinte uniche e naturali.

    • Margherita Bratti Dice: aprile 26, 2016 at 1:13 pm

      Ciao, Lina sono molto contenta che sei interessata ai miei filati tinti in modo naturale, puoi contattarmi scrivendo una mail a shop@viaclimala.it o telefonando al cell 3398555709 così mi racconti anche dei tuoi lavori. A presto Margherita

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