Un Giorno a Pitti immagine filati tra mille colori

Un Giorno a Pitti immagine filati tra mille colori

Anche quest’anno non potevo mancare all’appuntamento di Pitti Immagine Filati a Firenze.

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Ogni anno Pitti Immagine Filati mi stupisce, gli allestimenti sono sempre superiori all’immaginario.

Toccare, annusare, circondarsi di colore, scoprire abbinamenti impossibili che poi nella vita di tutti i giorni non vedremo mai ma che creano emozione, poter fotografare tessuti inverosimili, non è usuale alle mostre o manifestazioni fieristiche, perché le aziende si circondano di mistero, prevale spesso la paura dell’essere copiati. Ma questa è una manifestazione di settore, molto ristretta, destinata a pochi addetti ai lavori

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Mi ha incuriosito molto l’allestimento dei giovani talenti, aspiranti stilisti, provenienti da una selezione tra le migliori scuole di moda internazionali.

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Il tema del concorso, coordinato da Ornella Bignami di Elementi Moda, era Knitting Time: la maglia come espressione del ritmo della vita quotidiana per 24 ore di pura creatività. I nomi degli studenti finalisti: Federica Melpignano | Heida Oskarsdottir (Accademia Costume & Moda), Peng Wandi | Wang Yanjun (Beijing Institute of Fashion Technology), Naichi Liu | Urara Honda (Bunka Fashion College), Muriel Gregorin | Tamara Anso Romeo (Hochschule Luzern), Merle Vick | Sophia Wiskott (Hochschule Niederrhein), Adriane Lila Fecke | Martha Papalla (Hochschule Trier), Bethan Jones | Shelby McNeil (Kingston University), Anniliina Salmi | Sabiina Aalto (LAHTI University of Applied Sciences), Anna Bialek | Siobhan Odea (Limerick Institute), Giulia Farencena Casaro | Yan Wen (Polimoda), Alessandra Vaselli | Andrea Zanola (Politecnico di Milano), Pippa Harries | Richard Szuman (Royal College of Art), Chu Ying Ying | Lion Tsz Ki Sze (The Hong Kong Polytechnic).

Questa iniziativa in collaborazione con le aziende è un’ottima opportunità per gli studenti che hanno dimostrato un reale interesse per il fantastico mondo della maglieria, che mi riporta nel passato, quando anch’io iniziai a disegnare maglieria per alcune case di moda italiane.
Quest’anno ha coinvolto anche il pubblico che poteva votare.

Il concorso era focalizzato sul contrasto o sulla fusione di elementi opposti per volume, materia, lavorazione e colore.

Uno stimolo per i giovani designer che ha dato spazio alla presenza di 13 Istituti di moda internazionali e ai loro 26 finalisti selezionati. 22 le filature italiane tra le più creative e accreditate che li hanno sostenuti con i loro filati, con l’impegno promozionale e organizzativo di C.P.F. (Consorzio Promozione Filati), di PITTI IMMAGINE e del CENTRO DI FIRENZE PER LA MODA ITALIANA.

 

Di certo non mi sono fatta scappare questa occasione.

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È stato buffo vedere la faccia stupita dell’amica Elena che mi ha accompagnato, di fronte agli allestimenti più svariati: in realtà per me molti erano scontati, già annusati in anni passati.

Era bello anche confrontarci di fronte ai manichini dei giovani futuri designers. Più di una volta abbiamo commentato quello che ci incuriosiva di più come due vere professioniste del settore.

Il colore degli abbinamenti per tutti i partecipanti partiva dalla gamma dei beige o marroni per toccare i rosa, i rossi, i bordeaux, i gialli, gli aranciati: probabilmente una scelta delle aziende di filati che hanno promosso l’evento.

Noi eravamo molto indecise tra due stilisti.

Mi ha fatto piacere, il giorno dopo, leggere su internet che la mia sensibilità e preparazione stilistica, ancora una volta non mi hanno abbandonato, perché la vincitrice di questa edizione di Feel the Yarn è la mia preferita Wang Yanjun.

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La giuria “tecnica” di prestigiosi esperti ha valutato con cura i lavori dei giovani talenti e ha decretato che lei è la vincitrice di questa edizione di Feel the Yarn. Unanime il voto dei visitatori di Pitti Filati che hanno esaminato i lavori e confermato la scelta dei giurati.

 

Wang Yanijun ha creato due abiti usando il non colore, così io chiamo la tinta écru, un colore naturale di base, due abiti dalle linee essenziali: nel primo ha usato la tecnica jacquard per creare per tutta la lunghezza nella schiena un’impronta. Chissà, magari la sua? In realtà nella sua scheda lei parla di alberi, quindi sono i cerchi che si trovano nei tronchi negli alberi “la sua storia”, ogni cerchio è un anno, un’impronta anche questa.

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Un’impronta, così io la voglio chiamare, che a un certo punto si spacca per poi essere “ricucita” con il silicone,come ha fatto lei nel vestito. Quasi un’opera d’arte.

Ecco quello che Wang Yanijun ha scritto nella sua scheda: “La vita può durare molti anni o soltanto tre giorni. La morte non è terribile; la cosa terribile è che non si viva davvero. I ricordi delle primavere e degli autunni sono custoditi nei cerchi che si formano nei tronchi degli alberi. Anche se con ali coperte di spine, il cuore volerà tra i fiori. Se la vita dura a lungo, viviamo ogni giorno il ciclo della vita e della morte; lasciamo che le nostre anime e le nostre vite restino in letargo, attraversino il Nirvana e la metamorfosi. È l’unico modo di prolungare la vita. Fai un voto a Isabella, porterà il desiderio in paradiso, per avverare un sogno”.

L’altro abito è sempre essenziale: davanti quasi un vestito da sirena, forse ricordando le vesti tradizionali, ma se posi lo sguardo dietro vedi un top e un pantalone.

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È riuscita a unire in uno stesso abito, con indubbia maestria, due emozioni completamente opposte. Inoltre si è servita di diversi tipi di pieghettature per dare forma e armonia all’insieme, ed è stata molto brava nel riuscire a ottenere un equilibrio di pieno e vuoto.

Invece il premio speciale offerto da SALVATORE FERRAGAMO è stato assegnato a YAN WEN.

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Nella sua scheda si legge: “Tutti nasciamo con lo spirito degli esploratori del nuovo mondo. Ma con il passare del tempo la società ci impone sempre più vincoli e limiti. Ho scelto questo tema per infrangere ogni barriera. Per questo ho usato le tinte del grigio e del nero e i pacchetti come simbolo della realtà, accostati alle cinture sciolte e ai colori vivaci come metafora della liberazione dal mondo. Nella collezione ho inserito anche elementi ispirati ai vigili del fuoco: l’equipaggiamento, il coraggio, ciò che li spinge a salvare le vite umane dagli incendi, come richiamo a questo spirito innato”.

Indubbiamente capi di abbigliamento che racchiudono tutta la maestria di punti, trecce, filati di diversi spessori, forse troppo.

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In questo caso non sono pienamente d’accordo con i giudici, mi ha colpito di più il lavoro di Andrea Zanola.

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Lui definisce così i suoi capi: “Una serata importante, un evento. È questo il mood della mia collezione, volumi lineari impreziositi da uno strascico o da una mantella, per esaltare l’aspetto dell’originalità e della ricercatezza. Completa l’outfit un piccolo grazioso cappello. L’ispirazione si riflette nelle texture che giocano con lo spessore e la luminosità, grazie a tocchi di lurex e al trasferimento dei punti. Forme sinuose ottenute a maglia inglese per creare un movimento ondulato. Trasparenze. Decorazioni luminose realizzate con stampe o ricami con perle. Tutti questi elementi, abbinati a filati raffinati e lane preziose, conferiscono l’idea della ricchezza e dell’opulenza delle occasioni formali”

Mi ha incuriosito molto il suo lavoro: pur giocando di fantascienza, come un po’ tutti gli stilisti, è riuscito a creare degli outfit quasi indossabili e non solo teatrali, dosando bene i volumi. Minimale la base del vestito, si è servito del colore per dare luce e interpretando l’eleganza in modo “stereotipato” ha fatto uso anche elementi in lamé. Usando filati preziosi lavorati con punti fantasia, si è servito anche della detessitura per creare un copricapo di pura ispirazione, simile a una kefiah. Un giovane talentuoso, di sicuro leggeremo ancora di lui nella moda

Potrei raccontarvi dei mille colori reinterpretati che vedremo nelle vetrine dei negozi più alla moda nei prossimi mesi, ma vi voglio lasciare con l’acquolina in bocca.

Sicuramente questa breve “vacanza” ha fatto sì che anche le mie prossime creazioni saranno sicuramente influenzate da questa esperienza, un tuffo nel colore non solo per la visita a Pitti Filati Immagine e a tutte le sue sfumature ma anche perché passare una giornata a Firenze immersi nella storia dell’arte e della tintura è sempre per me un’emozione. Così magari verrete a curiosare anche nel mio laboratorio.

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E poi non si può andare a Firenze senza fare un salto all’antica Farmacia di Santa Maria Novella, un posto mistico, tra spezie e fragranze ci narra la storia della nascita dei primi profumi, un salto nel passato che a distanza di anni è sempre un punto fermo. Se non ci siete ancora stati, mi raccomando di visitarla!

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E per tutte le mie amiche knitters o tessitrici: sicuramente dovete andare da Campolmi Filati. Visitarla è di rito, è l’ultima erede dell’antica Arte della Lana, e l’antica sede si trova nel centro storico di Firenze, dietro alla piazza della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

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Adesso vi saluto, devo assolutamente mettermi a tingere prima che i ricordi si offuschino, se no poi che cosa vi propongo per il prossimo autunno?

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Margherita Bratti

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