Il tempo passa, ma eccomi qua!

Il tempo passa, ma eccomi qua!

Eccomi qua!

Non mi sembra vero, sono passati già quasi due mesi senza darvi notizie, qui nel blog, di cosa stiamo combinando a VIACALIMALA.

Qualcuna di voi ha letto qualche post sulle mie pagine Facebook, ma il tempo è tiranno e gli impegni a cui ho aderito nei primi mesi di questo 2018 hanno catturato tutto il mio tempo e la sera crollavo, dopo una cena frugale, nelle braccia di Morfeo.

Non immaginavo di ottenere tanto riscontro sia come insegnante nei laboratori creativi, dove ho insegnato tessitura durante l’evento a cui partecipo ormai da diversi anni – OPEN DISTRICT.TO– e nelle mostre d’arte dove ho esposto le mie creazioni tessili con la tecnica shibori.

Piazza dell’arte di Silvano Mercuri

Galleria Liconi Arte

 Da marzo sono iniziati anche i corsi di maglieria nel mio atelier VIACALIMALA o wool lab come mi piace chiamarlo!

Un nuovo percorso che, in collaborazione con gli stilisti Giuliano&GiusyMarelli, (vi avevo parlato di loro nell’articolo precedente qui le info):Vento di primavera, vento di novità! abbiamo messo a punto per poter aiutare tutte le amiche amanti del lavoro a maglia che vogliono approfondire la tecnica, con capi dedicati, e chi meglio di loro – una coppia indissolubile sia nella vita che nel lavoro – poteva aiutarmi a centrare l’obbiettivo!

 

 

Giuliano durante i nostri incontri nel loro studio a Milano,

(ebbene sì anch’io vado a scuola di maglia, c’è sempre da imparare e chi meglio di loro mi potrebbe insegnare tutte quelle malizie che in tanti anni di lavoro hanno messo a punto) mi dice che hanno sempre portato fortuna ai loro allievi.

 

Chi è un maestro!

A questo proposito mesi fa chiesi ad alcuni amici maestri del loro sapere, di scrivermi due righe sulla loro esperienza.

Ed ecco chi rispose al mio appello:

 MASSIMO TALLONE

Ecco Margherita!

Da molti anni tengo corsi di scrittura, di giallo, di editing. Ho anche tenuto corsi di ozio e di risata…

Non ho mai avuto paura che qualcuno ‘si mettesse in proprio’. Al contrario, ho sempre fatto di tutto per trasformare ogni allieva o allievo in un maestro. Non ho mai temuto che allieve e allievi dei corsi di giallo pubblicassero a loro volta, e anzi li ho incoraggiati. Non mi ha mai preoccupato il fatto che i miei allievi potessero farsi conoscere e avere un loro mercato, anzi lo desideravo. E se qualcuno avesse aperto a sua volta una scuola di scrittura avrei senza dubbio apprezzato.

Credo che chi trasmette una disciplina abbia il dovere morale di fare di tutto affinché chi ascolta se ne appropri appieno. Temere che qualcuno si apra una propria via in quel settore, grazie ai tuoi insegnamenti, non è un atteggiamento da maestri, ma da commercianti. Non c’è nulla di male nell’essere commercianti, s’intende, ma poiché quello del commercio è un ambito regolato da temi economici e di concorrenza, la discussione fra maestri e allievi è fuori luogo. Un commerciante che insegna una tecnica ha in sé qualche cosa di incongruo, dato che fornisce a potenziali concorrenti i ferri del proprio mestiere. Un maestro, al contrario, sogna che il mondo si popoli di persone capaci di governare la disciplina che pratica. Inoltre, un maestro, di solito, è così avanti nella sua disciplina che non può temere concorrenti, dato che i suoi allievi, prima di diventare come lui, dovranno lavorare molto. E se fra quelli, invece, c’è un genio, allora sarà felice di averlo scoperto.

qui il link al sito: Massimo Tallone

Eva Basile

Maestri e Apprendisti

Chi è un maestro? In un’epoca in cui le attività manuali vedono ridursi gli spazi ufficiali dell’apprendimento (scuole professionali e artistiche) c’è il pericolo reale che tanti si improvvisino ad insegnare una tecnica dopo aver seguito solo qualche corso. È un male?

Come Coordinamento Tessitori anni addietro avevamo pensato ad una forma di attestato che documentasse il percorso formativo e professionale nell’ambito della tessitura. Non siamo riusciti ad affrontare in maniera chiara questo problema che pure è reale.

Spesso chi insegna non rilascia alcun attestato, non vi sono verifiche dell’insegnamento svolto e delle effettive capacità acquisite dall’allievo/a. In questo “marasma” alla fine credo conti il banale “passa parola” degli allievi più o meno soddisfatti sia di quanto insegnato e appreso che del relativo costo sostenuto.

Va poi tenuto conto che ogni insegnante dà qualcosa e a volte per un allievo è importante anche l’essersi ritagliato uno spazio personale per l’apprendimento in un’epoca di impegni vorticosi.

Poi occorre mettere in pratica quanto si è appreso ma questa è un’altra storia!

Perché un artigiano si mette a fare l’insegnante?
Se l’attività ‘funziona’ non ha davvero tempo per dedicarsi all’insegnamento. Lo fa quindi perché ama trasmettere il sapere e non si preoccupa tanto dell’attività manifatturiera: è il caso di artigiani esperti a fine carriera, preoccupati che il loro sapere abbia seguito.

Oppure la persona decide che insegnare gli interessa più che produrre: si specializza, studia una sua metodologia didattica, mette a punto dei campioni; insomma ci lavora su e la fa diventare la propria attività primaria.

Succede anche che molti affianchino l’insegnamento all’attività manifatturiera, spesso per rimpinguare entrate non proprio brillanti. Tutto lecito, specie in tempi, come quelli attuali in cui la domanda di conoscenza è molto più alta della domanda di beni.

Nasce però uno strano conflitto fra chi sa e chi ha da poco (o da qualche tempo) imparato, si moltiplicano oltre che gli oggetti sul mercato (o meglio sul tavolo del mercatino o sui social o su etsy) anche le offerte di corsi.
E l’inevitabile corollario è che si abbassa il valore di merci e di insegnamenti. Cosa fare per contrastare questo triste dato di fatto? Poco: non si può fermare l’oceano con un dito.

Posso però consigliare i colleghi a sviluppare un po’ di autostima e invitarli a non mortificare il proprio lavoro proponendolo a prezzi stracciati, avvilendo se stessi e tutti coloro che hanno reso grande l’artigianato nei secoli.

Eva Basile  Consulente, designer ed insegnante (ma non artigiana!)

qui:il link al sito Eva basile

Maria Giovanna Varagona

Guarda cara margherita, la penso come te.

L’insegnamento è dare la possibilità ai saperi di venire tramandati. Ma nei mestieri artistici le capacità soggettive danno vita a cose diverse, personali quindi ben venga la concorrenza. La professionalità poi si dovrebbe riconoscere… altrimenti noi che dopo trent’anni insegnamo ancora come potremmo esistere? Forse bisognerebbe insegnare anche, oltre all’arte l’etica: l’obiettivo del maestro è trasmettere il sapere e il piacere del fare… non il guadagno, quello deve essere solo il giusto compenso. Ti abbraccio forte!

qui il link al sito: la tela

PATRIZIA GINESI

Carissima,

Margherita so che vi siete parlate con  M. Giovanna. Nonostante ho cercato di essere il più veloce possibile, (avevo iniziato a scrivere qualcosa, ma devo sempre alzarmi per qualche problema), la mia collega è stata più rapida!!

Di seguito, ti invio comunque le mie riflessioni… Forse mi sono allargata troppo quindi taglia e prendi quello che ti interessa.

Un forte abbraccio, a presto

Un Maestro!

Ci conosciamo da tanti anni e sai bene che il nostro laboratorio di tessitura, ora Museo della Tessitura – la Tela,  ha nel suo DNA non solo il forte impulso verso “il gusto del fare”, ma la trasmissione dei saperi. E’  un’esperienza lavorativa nata dalla necessità di dimostrare che con l’artigianato ci si può vivere (non diventare ricchi)  e si lavora soddisfatti delle proprie capacità, magari realizzando alcuni piccoli desideri e sogni.

Chi, come noi, lavora in questi ambiti prima o poi è portato a porsi il problema di trasmettere le proprie conoscenze a qualcun altro e non solo per una questione  economica, ma  per far sì che “l’altro” possa continuare la tua ricerca, andare avanti.

Il desiderio è quello di condividere di rendere partecipi gli altri della tua esperienza: spesso perché ti  viene chiesto, spesso per il desiderio di rendere partecipi gli altri delle proprie “scoperte”, condividere la stessa passione… spesso per integrare e sostenere  il bilancio economico della propria attività… Quest’ultimo aspetto non lo ritengo svilente o indecoroso:  maestri o professori di ogni genere e grado, vengono riconosciuti  socialmente per il loro ruolo, per la crescita dell’umanità. Noi siamo Maestri Artigiani, riconoscimento ufficiale, magari burocratico, … un pavido tentativo di mettere dei paletti, una regola per qualificare l’esperienza di un insegnante; un po’ come il professore cui si riconosce l’abilitazione all’insegnamento dal Ministero della Pubblica Istruzione! Forse è questo il primo “argine” da stabilire a chi vuole fregiarsi del titolo di insegnante, senza improvvisarsi, senza comunicare una errata visione dell’artigianato e senza passione… ma questo discorso ci porterebbe lontano…

Il  rischio maggiore, che tutti noi abbiamo sperimentato è quello che ne escano allievi pronti a copiare il tuo prodotto e magari anche a vendere meglio di te cose frutto della tua esperienza e sapienza. Verissimo, ma è un rischio da correre se vogliamo che ci si avvicini all’artigianato, perché nella condivisione delle esperienze c’è sempre crescita per ognuno. Se un giovane trova la sua strada in quello che realizza e magari lo fa meglio di me, il problema è mio, non certo di chi ha dimostrato di aver recepito fino in fondo i miei insegnamenti, anzi, mi fa piacere vedere che ci è riuscito grazie al mio contributo. Magari, mi fa anche “rabbia” ma qui entriamo nella sfera perversa dell’animo umano sempre pronto a mostrare le sue debolezze. La vera forma artigianale è sempre molto individuale,  che parla di te, (la copia mostra sempre una stortura, perché chi lo copia non è autentico) qualcosa che mi distingue dagli altri. Il resto è moda, temporanea che si dimentica subito e velocemente sorpassata da altre mode, altri gusti indotti. Forse è proprio questo il nucleo del discorso: l’ego, bisogna abbandonare la competizione se si vuole trasmettere una conoscenza, non parliamo di gareggiare ma di offrire agli altri un’opportunità in più per conoscersi e mettersi in gioco. E questo, per usare una parola grossa, è una vocazione, non un mestiere.

Altra cosa è la concorrenza sleale, copiare, essere il più furbo sfruttando le idee degli altri.

In questi 30 anni di lavoro posso dirti che abbiamo conosciuto tante persone che si sono avvicinate alla tessitura per curiosità, e poi ne hanno fatto un hobby, un piccolo lavoro, alcuni hanno completato i loro studi attraverso tesi di laura, esperienze lavorative di stage o borse lavoro… giovani, non più giovani, tutti ne hanno beneficiato in serenità e conoscenza…

Ciao Patrizia.

qui il link al sito: La tela

 

CHIARA VIGO maestro del Bisso 

 ( Chiara mi ha risposto con un post su Face Book) qui di seguito quello che ha pubblicato.

Vorrei chiarire un concetto di Arte che sfugge a chi non sa che quando ci si improvvisa prima o poi la tela si inceppa.

Io vengo da una tradizione di famiglia che prima di tutto tesse anima.

La casa di mia nonna è sempre stata aperta a tutti come la mia stanza. Il mio sapere è da sempre stato per tutti motivo di sano apprendimento. Insegno tessitura dal 1973 e credo di aver fatto e dato gratuitamente a chi ha voluto quanto mi era ed è possibile. La tradizione non si impara, si vive intensamente e bisogna essere disposti a regalare la propria vita. Io vado per la mia strada che non è solo un filo ma un arazzo prezioso che mia Nonna ha tessuto dentro di me per una vita.

Oggi si pensa di poter fare a meno della magia dell’Arte e non si pensa che senza anima l’Arte e qualsiasi filo sono solo materia che lascia il tempo che trova… di chi ha come fine il solo denaro.

Vivere non è Esistere.

Comm.re Chiara Vigo

qui il link al sito: Chiara Vigo

IL MIO PENSIERO!

Un maestro è colui che con anima pura non si risparmia a condividere il suo sapere, è un Sensei

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Sensei (‪先生 lett. “persona nata prima di un’altra”, è un termine giapponese che ha spesso l’accezione di “maestro” o “insegnante”. Oltre a indicare i docenti scolastici, viene adoperato anche all’interno delle scuole buddhiste, delle arti e tecniche tradizionali, dove il “maestro” non viene visto come semplice insegnante di nozioni, ma anche come un individuo dotato di autorità ed esperienza, ovvero un “maestro di vita”.

Il termine è adoperato anche per quelle personalità che, in ambito artistico, hanno raggiunto un notevole livello di eccellenza e popolarità: grandi registi, scrittori, artisti o fumettisti vengono quindi chiamati sensei.

L’espressione sensei usa gli stessi caratteri della parole cinese pronunciata xiānshēng in cinese Xiansheng è un titolo di cortesia che equivale a gentiluomo o signore. Prima dello sviluppo del linguaggio moderno, xiansheng era usato per riferirsi ad insegnanti di entrambi i sessi. In giapponese, è tuttora usato per maschi e femmine.

Il termine viene spesso erroneamente pronunciato con la i finale, quando in realtà quella non è altro che un allungamento dell’ultima e, che quindi andrebbe pronunciata “sensee“.

Ōsensei (‪翁先生) è un titolo giapponese usato per distinguere due insegnanti (o dottori, ecc.) con lo stesso nome. Il più anziano o superiore è quindi chiamato ōsensei, e l’altro wakasensei (‪若先生). Nella maggior parte dei casi, l’ōsensei è il padre del wakasensei.

 

BARBARA GIOVENCO (Tintarella di Lana)

Sedersi in cerchio per imparare a lavorare a maglia richiede un paio di atti di fiducia.

Il primo è verso noi stessi, nella nostra pazienza e capacità manuale. Il secondo, inevitabilmente, verso l’insegnante che ci troviamo davanti e a cui attribuiamo, al buio, grandi capacità.

Io sono stata seduta a lungo in questi “cerchi”, come si chiamano comunemente in gergo, ogni volta guardavo ammirata la mia insegnante, di rado interrogandomi su cosa significasse per lei trasmettere questi insegnamenti.

Di recente quell’insegnante sono diventata io e quindi le domande hanno iniziato ad affollare la mia mente.

La prima lezione da imparare!

Insegnare qualcosa a qualcuno presuppone la forte convinzione di essere bravi in quella materia. Passare tonnellate di informazioni, dandole per assodate e senza la presunzione di essere il massimo esperto in materia. Poi in maglieria, credo che anche il massimo esperto abbia sempre dei dubbi su come è meglio sviluppare un modello, o su quale cucitura utilizzare.

Ho imparato a diffidare di chi sa tutto e gelosamente non condivide il suo sapere e anche di chi pensa che basti un video tutorial e un po’ di tempo libero.

Così ferri alla mano e ansia a palate è iniziata una bella avventura.

I corsi di maglieria

Qualche tempo fa ho conosciuto Margherita Bratti, in arte VIACALIMALA, proprietaria della bottega artigiana che si occupa di tinture naturali e filati biologici.

Da tempo cerco di fare più attenzione nella scelta di cosa indosso e dei materiali che utilizzo per i miei prodotti. Di questa presa di coscienza devo ringraziare la fashion revolution e l’attenzione che blogger, giornalisti e scrittori hanno dedicato all’argomento, ponendolo al centro della scena della moda di oggi.

Così nasce l’idea della nostra scuola di maglieria: tre tipologie di corsi che aiutino sia chi non ha mai preso un ferro in mano, sia chi si muove già agevolmente e vuole imparare la modellazione.

Fil rouge delle lezioni sono i modelli disegnati per noi da Giuliano e Giusy Marelli, la realizzazione coi filati naturali di VIACALIMALA e l’idea di creare con me, capi su misura e unici per ogni partecipante.

Ogni martedì e giovedì ci troverete dalle 17 in avanti e potrete decidere, in base al vostro livello quali e quante lezioni seguire. L’orario è indicativo, quindi chi esce tardi da lavoro può passare e iniziare ad un’ora più comoda.

Troverete tutte le info sulle pagine Facebook:

https://www.facebook.com/www.viacalimala.it/

https://www.facebook.com/giulianoegiusymarelli/

https://www.facebook.com/Tintarelladilana/

e sui siti:

http://www.giulianoegiusymarelli.com/

http://tintarelladilana.it/

https://www.margheritabratti.it/il-blog-di-margherita-bratti/ 

Così ferri alla mano e ansia a palate è iniziata una bella avventura.

Vi aspettiamo!

 

 

Il tempo passa, ma eccomi qua! ultima modifica: 2018-05-03T11:11:56+02:00 da Margherita Bratti
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Margherita Bratti

Comments

  1. Che meraviglia! Non vedo l’ora di poterti conoscere di persona e partecipare ai tuoi corsi!

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